ho scritto di ‘teatro’

Don(‘t)

// martedì 16 febbraio 2010 // Nessuno ha detto // Frammenti, dell'Altro

Avevamo immaginato, ognuno a suo modo, uno scorrere del Tempo e della nostra vita comune, certamente diverso da questo.
Tu Maestro ed io allievo di un’Arte che non si può insegnare: vivere.
Ricordo le mattine prive di catene e di obblighi, un sole pieno su luoghi in cui i pomeriggi avrebbero visto intrecciarsi storie, vite, parole, sussulti di una umanità destinata a ridurre con il tempo i propri orizzonti, a rinvangare la propria esistenza per trovarvi ancora tracce di fertilità mentre l’ultima stagione buona lascia posto al prossimo inverno; la si poteva osservare dall’alto, attenderne l’odore, mentre mi muovevo con sicurezza nel tuo mondo, sentendo tra le mani le redini della mio divenire.
Attendevo che tutto e tutti venissero a me, (continua…)

Pranzo di Natale

// giovedì 24 dicembre 2009 // Nessuno ha detto // Frammenti, dell'Altro

Mi sfuggono le coalizioni autocelebrative che diluiscono la miseria interiore di chi vi partecipa. Coloro che proclamano sempre il contrario di quanto realizzano, che ribaltano la realtà solo con l’infamia, che godono dell’illusione di essere sempre nel giusto e non si inginocchiano mai al ragionevole dubbio. Coloro che giudicano (continua…)

Libero

// martedì 15 dicembre 2009 // 3 hanno detto // Frammenti, dell'Altro

Sto leggendo un libro. Un libro pieno di speculazioni intellettuali.
Io non amo le speculazioni intellettuali. È come dedicare un’attenzione minuziosa ai dettagli per prepararsi ad uscire e poi rimanere tutta la sera e la notte che segue a rimirarsi davanti lo specchio.
E invece bisogna uscire. Prima o poi si deve infilare l’aria nelle narici.
Odorarla la notte, capirla, sedurla, succhiarla e lasciare dentro di lei la tua impronta, con tutti i dettagli che hai preparato. Lasciarle fare la sua parte.

Sto leggendo un libro. In cui si parla della teoria dei pesci (continua…)

il Granteatro

// giovedì 20 novembre 2008 // Nessuno ha detto // Frammenti

Questa mattina il cielo non era reale. La prospettiva delle nuvole piatte senza geometria, dava al paesaggio il risultato di un croma key con la resa da sigla tv degli anni 80.

Al bar, intrappolati tra cravatte, collane, calze nere velate, giacche, brillantina  e tacchi alti, un gran numero di muscoli stridevano e si sforzavano in risate dai toni acuti, in un masticare incessante, in un proferir discorsi di parole sovrapposte. Suoni su suoni su suoni su suoni. [...]

(continua…)