ho scritto di ‘profumo’

Filo del desiderio

// martedì 19 gennaio 2010 // 1 ha detto // Frammenti

Quello di cui sento fortemente il bisogno è l’odore delle fronde umide di rugiada e l’intenso sentore della laboriosità della corteccia. Di boschi in prossimità di valli immerse nella natura e avvolte –protette– da minacce di nebbie, cieli bianchi di gelo e terra fredda. Ho voglia dell’intimità di una casa che sia di nessuno, senza odori caratterizzanti ma piena solo dell’empatia degli occasionali occupanti. Ho voglia di fumo nero e fiamme di camino, di scoppiettii e calore, di abbracci e mani sincere da stringere. Voglia di vino rosso, lingue sciolte e gambe incrociate su divani e tappeti, di occhi immersi in pensieri e domande e risate fragorose. Voglia di storie da raccontare ed ascoltare. Libri da divorare e cibi da assaporare. Ho voglia di silenzi sospesi e pensieri rivolti a domani. Ho voglia di vita.

Manichini quasi imperfetti

// mercoledì 9 dicembre 2009 // Nessuno ha detto // Frammenti, dell'Altro

Sono un esteta. Amo il bello in senso assoluto. Ricerco la bellezza nella perfezione, nella composizione dei dettagli, in quella tensione assoluta dove nulla è più perfettibile. Allora, quello, diviene inequivocabilmente bello. Quando in chi osserva si generano emozioni, sensazioni. Quando entrano in gioco, attraverso la vista, tutti gli altri sensi. Percezioni tattili di materie, oggetti, tessuti, mani, animali, volti; melodie nella testa o l’urgenza di ascoltare una canzone di cui non si ricorda più il titolo ma che fa così; il desiderio di respirare a fondo un particolare odore; l’emergere in bocca di quel sapore che ti prende la gola, quella voglia che catalizza languidamente la lingua che schiocca nel palato toccando furtivamente le labbra. Quando quello che (continua…)

L’amante

// venerdì 6 febbraio 2009 // Nessuno ha detto // Frammenti

Due anni. La proiezione di un io che non avrei scommesso. Uno squilibrio di cui indago la compensazione. Ho tolto il tabacco alla mia vita. Ho negato a me stesso il piacere della gestualità. E tutte le abitudini e le consuetudini che porta con sé e a cui ti abitua. Come quelle confessioni indicibili, respirate tra le volute e gettate lontane tra le ultime scintille d’asfalto prima del silenzio. Un addio sofferto e doloroso. Un addio ad una compagnia durata più della metà della mia esistenza.

L’euforia del sole, dell’alcool, degli odori esalati dal legno (continua…)