Appunti
// venerdì 4 febbraio 2011 // dell'Altro
La matematica è utile alla vita.
Anche per quelli come me, che non hanno dimestichezza con i numeri. Con anni di scuola passati ad evitare i compiti e le interrogazioni, senza preoccuparsi di calcolare le probabilità di insuccesso.
La matematica è utile a contare le cose che hai da fare.
Quando le conti gli dai un peso specifico. Un’identità.
Non sono più molte, tante, troppe o una infinità di cose. Sono quelle cose.
Un numero finito. Preciso, stabile, incontestabile.
Contare le cose mette ordine ed equilibrio.
E un po’ di tristezza. Ti ritrovi improvvisamente le tasche
piene di cose che non vorresti. O peggio, vuote di quelle che vorresti. Delle cose che vorresti ancora.
Conti gli affetti, i successi, gli amici, conti le cose da fare, quelle che vorresti fare e quelle che devi, tuo malgrado anche quando vorresti contare di meno.
Conti i chilometri che ti dividono dalle persone che contano da sole o contano solo quando stanno con te e per te. Conti i giorni che ti separano da un appuntamento, i mesi prima delle prossime vacanze, i minuti prima di uscire dal lavoro, il tempo in più di cui avresti bisogno per quel nuovo progetto che potrebbe dare nuovo ordine ai tuoi numeri e farti contare da capo.
Se il prof mi avesse spiegato che la matematica sarebbe stata utile almeno per dare una forma alla propria vita, una qualche rappresentaziione delle nostre lunghezze, una media delle nostre ansie e delle nostre certezze, del nostro coraggio e delle nostre paure, la nostre felicità al netto dei dolori, forse io la matematica l’avrei studiata.
O magari nelle ore di lezioni, invece di scarabocchiare ai margini del libro avrei disegnato un mondo pieno di numeri.
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