Talento
// giovedì 4 marzo 2010 // Frammenti, dell'Altro
Disegnare, è la cosa più primitiva di cui io sia capace.
L’ultimo appiglio. Il primo approdo.
È qualcosa di viscerale, gutturale, profondo, di aderente all’anima come una pellicola di pelle, nervi e arterie.
Disegno per vomitare, espellendo quello che mi fa male, che mi sta uccidendo. Per esorcizzarlo, trovarlo li davanti agli occhi, inchiodato su un foglio,
realmente minaccioso o metaforicamente proiettato. Per odiarlo o per amarlo, gettarlo o donarlo. Mai possederlo.
Traccio grafite sul foglio come gettassi rune nel fuoco
Dovrei imparare a domarlo questo talento. Dedicargli maggiore cure, irretire il suo essere brado. Lasciare che si impenni fino a quando non smette di roteare gli occhi e di dilatare le narici. Dovrei curarmi di lui.
Così che lui possa prendersi cura di me.
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