Equilibrista
// lunedì 18 gennaio 2010 // Frammenti, dell'Altro
Ogni cosa è ricerca di equilibrio.
Ogni fase della vita, dalla prima manifestazione al suo termine è un lungo camminare sulla fune tesa.
Siamo perennemente divisi tra un estremo ed il suo contrario. Precari, straziati, tormentati. Guardiamo ad un orizzonte interrogandoci sul suo opposto. Eternamente combattuti tra azione e verbo, solitudine e acclamazione, tra passione e morale, desiderio ed etica, vizio e virtù. Procediamo a colpi di remi nella corrente estenuante della bramosia di voler poter essere ogni cosa, e di ognuna, gustarne il sapore unico, esclusivo, liberatorio, appagante; certi di portare il lume del nostro Tempo, celebrando l’esistenza illuminando ogni anfratto della Vita, misurandone la lunghezza, ridisegnandone le architetture, investendoci impazienti l’ardore della gioventù.
Poi, più in la, nell’incessante incedere tra le volte e le arcate in quella strana e meravigliosa dimora, si finisce per attardarsi in una stanza. La novità, ogni contrappasso, persino il ritentare la sorte, portare il proprio peso sull’altro piatto della bilancia, soffre già dell’esperienza della prima scelta, inquinando il sapore unico proprio di ogni nuova esperienza.
È una scommessa già perduta ad ogni estremo. Ogni volta si resta schiavi e guardiani di una frontiera che porta i nostri pensieri di veglia e ancor più i nostri sogni, oltre la trincea della conquista, al di la delle file ora nemiche ma, un giorno che fu, o che vorremmo fosse, nostre amiche. L’estremo si avvicina all’altro, il limitare di ogni fronte impavidamente si fronteggia e si confonde in una unica linea di divisione. Ma il passo oltre la soglia non è consentito. Urge il ripiegamento, la fuga. Disseminare gli indizi e procedere a ritroso e spogliarsi di tutto, tornare uomini. Liberi. Togliersi le vesti, i conformismi, i credo, tornare a sorridere mentre l’affanno della fuga ci sobbalza in petto come nuova vita, immaginando nuove vie, le possibilità a venire, le catene del nostro essere che cadono rumorosamente, e correndo, si va incontro a ciò che ieri credevamo fosse e chiamavamo, il nemico.
Fortunati quelli che non si interrogano, che non volgono mai lo sguardo indietro, quelli che non sibilano mai la preghiera per una seconda opportunità ad un dio che in fondo neanche conoscono. Fortunati quelli che posano un passo dopo l’altro, senza sospirare, senza mai interrogare con gli occhi il cielo. Posano i passi con fermezza senza avere mai le caviglie doloranti. Fortunati quelli che non pongono domande per non dover mai udire le risposte, o peggio, i silenzi che ne seguono. Fortunati quelli che tengono fermo nel petto il pendolo dell’anima come il vento risparmia nel parco l’altalena. Ma quale altalena può definirsi tale se non ha mai provato l’ebbrezza dell’oscillare, del tendere, facendo schioccare i cardini al limite?
Mai accade che dopo esser stati si possa tornare ad essere la negazione di ciò che si è stati con il medesimo abbandono, con autentico stupore, permeante delizia e feroce spregiudicatezza; perché ciò a cui andremo incontro sarà sempre a misura con il suo contrario, con ciò che ci capitò o decidemmo di essere, di vivere o di vedere, o anche, di sognare.
L’equilibrio. È come lanciare in aria una moneta e pretendere che non cada su nessun lato.
2 Responses to “Equilibrista”
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l’equilibrio metastabile dell’equilibrista è soggetto a variazione anche per un intervento esterno di lieve entità… tutto tende alla stabilità…è una legge della fisica.
http://www.m3rl1n0.com/2010/01/18/equilibrista/ http://ff.im/ezGXf
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