Libero

// martedì 15 dicembre 2009 // Frammenti, dell'Altro

Sto leggendo un libro. Un libro pieno di speculazioni intellettuali.
Io non amo le speculazioni intellettuali. È come dedicare un’attenzione minuziosa ai dettagli per prepararsi ad uscire e poi rimanere tutta la sera e la notte che segue a rimirarsi davanti lo specchio.
E invece bisogna uscire. Prima o poi si deve infilare l’aria nelle narici.
Odorarla la notte, capirla, sedurla, succhiarla e lasciare dentro di lei la tua impronta, con tutti i dettagli che hai preparato. Lasciarle fare la sua parte.

Sto leggendo un libro. In cui si parla della teoria dei pesci negli acquari che non toccano mai il vetro, non sentono mai la necessità di andare oltre il limite dello spazio in cui si trovano.
È il loro mondo. Il loro specchio. E a loro quello basta.
Si dice che dividendo un acquario con una parete mobile, una volta tolta il pesce continuerà a muoversi nello stesso spazio in cui era confinato, senza andare oltre. Senza uscire nella notte.

Io sento l’urgenza di infrangere il vetro. In piccoli frammenti infinitesimali. Granelli poco più spessi della sabbia. Tanto da poterli sentire tra i polpastrelli senza tagliarcisi. Con intima soddisfazione.

Sento l’assoluta necessità di abbattere i miei limiti, i miei pregiudizi, la soglia dei miei pensieri, dei miei comportamenti. Sento l’urgenza di sconfinare sgretolando l’ingranaggio dei giorni; sentire girare il volano libero senza impedimenti, il respiro pieno e profondo, i movimenti del corpo ampi, agili e pieni del proprio essere. Un peso in equilibrio sul mondo.

Ho bisogno di vivere la sostanziale consapevolezza del mio esistere e di quelli che mi circondano. Di valutare profondamente le prospettive. Passare attraverso il sipario dell’essere. Marcare quella differenza che esiste tra chi paga il biglietto per andare a teatro e chi lo spettacolo lo vede da dietro le quinte, sapendo che in realtà Giulietta e Romeo sono due giovani che si odiano, che il balcone è di cartone e compensato e che il vaso è li a coprire una falla dello scenografo, che Mercuzio oggi ha la febbre e la nutrice è innamorata di Giulietta ma non osa dirglielo. Ma la gente vede solo la rappresentazione di Shakespeare. Solo rappresentazioni.

Ho benzina da dare alle fiamme senza una scintilla per dar fuoco alle corde.

3 Responses to “Libero”

  1. did scrive:

    uuhh che belle le ultime prospettive shakespeariane!!! *_*

  2. Lyza scrive:

    Gli etologi sanno tante cose e tante cose fanno. Una per tutte. Romper le balle ai pesci con le pareti. Io non sono un pesce ma, se lo fossi, domanderei a questi etologi del ca**o che ca**o abbiano da guardare. Che cosa gliene freghi di noi pesci, di come ci muoviamo, di dove lo facciamo, di come ci riproduciamo, di quanto scura sia la notte per noi, la.fuori.; che, se vogliono, in tv c’è già il grande fratello per spiare i comportamenti degli esseri viventi. Io, ad esempio, marco i territori. Non le differenze. E cerco la notte la.fuori, solo quando il gioco vale davvero la candela. Domanda. Credi che, questo Mondo, così com’è, valga sul serio l’attenzione di un pesce in vasca? Medita.

  3. m3rl1n0 scrive:

    La tua domanda non smette di rimbalzarmi nella testa. Probabilmente no. Probabilmente il suo acquario è quanto di meglio possa desiderare. È comunque il suo equilibrio, la sua abitudine, il suo clima. Ma se ci fosse altro, perché perderlo? Perché si dovrebbe rinunciare ad altre maree, con tutte le insidie che queste possono nascondere, e sentirsi spezzare il fiato di fronte a qualcosa fino a quel momento sconosciuto? Il Mondo non è forse anche conoscenza, scoperta, ricerca? Non è anche Altro?

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