Hey you
// giovedì 7 maggio 2009 // Riflessi
Corridoi. Vetri. Scale. Ancora corridoi e altri vetri e specchi lattei e stanze e scrivanie.
Solitudini ed opportune alleanze.
Sguardi che mi inseguono da dietro ed altri che mi evitano. Verità preconfezionate e menzogne tirate a lucido che mi circondano.
Non so cosa dirvi. Non so di cosa parlare. Cosa condividere. Le mie parole non possono giungervi e le vostre suonano vuote. Lontane. Distanti. Superflue. Inique.
E i miei imbarazzi si trasformano improvvisamente in colpa. Colpevolezza. L’accusato. L’imputato. Il miracolato. Il nemico.
Come se fossi io a decidere i vostri destini, a elaborare le vostre idee, ad inchiodare le vostre capacità e ad incoraggiarvi l’inerzia.
L’unica trappola che vi tendo è l’evidenza dell’inopportuno. Di quanto dite, fate, asserite e fiaccamente ma altrettanto ostinatamente ostentate.
Le risa sforzate e rumorose oltre la soglia del buon gusto, le battute tutte uguali, le espressioni incorniciate, i gesti prevedibili.
Io sono e resto qui.
Hey You
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opportune alleanze che al momento opportuno dimenticano tutta la merda vicendevolmente gettatasi addosso in altri tempi.
[Non so cosa dirvi. Non so di cosa parlare. Cosa condividere. ...] chettelodicoaffare che le tue parole sono le mie?