L’amante

// venerdì 6 febbraio 2009 // Frammenti

Due anni. La proiezione di un io che non avrei scommesso. Uno squilibrio di cui indago la compensazione. Ho tolto il tabacco alla mia vita. Ho negato a me stesso il piacere della gestualità. E tutte le abitudini e le consuetudini che porta con sé e a cui ti abitua. Come quelle confessioni indicibili, respirate tra le volute e gettate lontane tra le ultime scintille d’asfalto prima del silenzio. Un addio sofferto e doloroso. Un addio ad una compagnia durata più della metà della mia esistenza.

L’euforia del sole, dell’alcool, degli odori esalati dal legno e dal cemento di Key West, i riflessi e le spezie, il pieno inconscio e l’assoluto vuoto mi hanno riconsegnato ad una nota di colore dell’isola. Un sigaro. Come una amante dolorosamente amata e perduta che improvvisamente incontri per strada, che prima ancora di salutarti invade il tuo spazio insinuando la sua voluttuosa lingua tra le tue labbra, e ne riconosci il sapore, il contatto morbido e perfetto delle sua bocca, il profumo,  la frequenza del respiro, il piacere dell’abbandono, hanno pervaso i miei sensi infrangendosi sulle barriere delle mie certezze. Nella coscienza un sussulto e te ne separi ancora. Bruscamente l’allontani nuovamente da te. Un altro addio. Un’altro strappo.

Quel piacere è male. È dannatamente seducente. È un’amabile e amata perdizione.

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