Dedicato a te

// venerdì 23 gennaio 2009 // Frammenti, Riflessi, dell'Altro

Ti ho trovata quando ancora le coscienze sono sopite.
Quando tutto ancora oscilla sul pendolo del buono-cattivo, giusto-sbagliato, bello-brutto.
Ti ho trovata quando ogni cosa era una scoperta, luce negli occhi, bocche spalancate.
Quando gli abbracci non hanno ancora il sapore dell’appartenenza. Quando non riconosci il sangue delle vene nonostante il legame sia già compiuto.
Abbiamo condiviso mattine di sbadigli e latte e biscotti.
Mattine di giochi assonnati in attesa della strada per dare colpi a un pallone. Merende sudate e corse sfiatate di guance rosse e sorrisi bianchi.
Abbiamo scarabocchiato il mondo di fogli strappati e penne frugate nei cassetti.
Stretti la mano nelle notti di finestre troppo chiuse e strade troppo silenziose, a farsi coraggio di fronte alle ombre danzanti di fantasmi bambini.
Poi qualcuno ha ritagliato le nostre vite e ci ha messo in pacchi diversi.
Non sapevo che non ti avrei rivista negli anni a venire. Non sapevo che ti avrei persa. Non sapevo che mi saresti mancata. Non sapevo.
Sei stata assente.
Come via di fuga nei pomeriggi piovosi di città.
Nelle sgomitate per negozi. Nelle prese in giro ai camerini. Nelle risate ai bar. Nelle sigarette fumose e fumate dietro discorsi importanti. Nei pomeriggi noiosi di città. Nei segreti di parole sussurrate. Nell’ennesima delusione d’amore. Nelle prime vittorie sulla vita. Nelle tante sconfitte. Nella complicità. Nelle risate. Negli abbracci approdo dopo lunghe tempeste. Nella pelle calda d’estate. Nei locali odorosi di crema doposole. Nel sale e nel sole.
Negli squilli di una notte che non vuole dormire.
In un messaggio d’aiuto. Di una notizia importante. Di un pensiero.
Di lacrime asciugate da occhi da consolare.
Nelle notti piovose dell’anima.
Nei primi pensieri, e negli ultimi. Nelle vie di mezzo. Negli anni dei motorini e dei primi grandi amori. Nei momenti delle scelte e delle ore al telefono. Delle rivincite. Delle ore in libreria e dei pensieri scarabocchiati agli angoli di un libro.
Nella scelta dei regali e nel donarsi continuo. Nei Natali. Nei cataloghi delle vacanze e nelle estati di città. Nei maglioni bianchi di un altro inverno e l’abbigliamento frizzante di una nuova primavera.
Negli sguardi. Nei silenzi.
Nelle attese e nelle corse.
Nel cantare a squarciagola quella nuova canzone. E quelle che hanno fatto la nostra storia. O la storia di altri. E quelle che non vuoi più sentire. Quelle che fanno male.
Nelle file al cinema. In quello che è tuo. Che è mio. Nelle notti incoscienti di macchine al limite. Di rabbia e di dolori.
Nei tappi esplosi a capodanno. Per un altro anno senza te.
E allora ti regalo questo vuoto pieno di te.
Quasi venti anni dopo. A scatole aperte. A metà strada. Con parte delle cose da dire. E una parte di quelle che vorrò dirti.
Per onorare un legame compiuto quando ancora non ne sapevamo nulla.
Perché ti voglio bene.

Tuo cugino.

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