il Granteatro

// giovedì 20 novembre 2008 // Frammenti

Questa mattina il cielo non era reale. La prospettiva delle nuvole piatte senza geometria, dava al paesaggio il risultato di un croma key con la resa da sigla tv degli anni 80.

Al bar, intrappolati tra cravatte, collane, calze nere velate, giacche, brillantina  e tacchi alti, un gran numero di muscoli stridevano e si sforzavano in risate dai toni acuti, in un masticare incessante, in un proferir discorsi di parole sovrapposte. Suoni su suoni su suoni su suoni. [...]

Come meccanismi ben oliati delle quinte di un Granteatro, mossi da sapienti mani di operai, i muscoli mandavano avanti scene da avanspettacolo dei rispettivi proprietari, tirando pelli, mostrando denti, aggrottando fronti e socchiudendo occhi con un incessante affaccendamento di gesti, espressioni,  masticamenti e odori.

Così come ad un muro di cinta ben ripulito che ad un attento esame mostra qualche crepa, ci si chiede cosa celi al suo interno, così mi son chiesto quali vite, quali relazioni, quali sentimenti, quali paure, quali reali emozioni provassero fuori degli abiti di scena. A sipario chiuso e macchine ferme.

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